Quando ho dato una svolta alla mia vita, sei anni fa, c’è chi mi ha considerato un po’ Incosciente. Dopo aver superato il concorso per ottenere l’abilitazione all’insegnamento, ero riuscita a tenere la testa fuori dall’acqua i cinque anni successivi, trascinandomi da una scuolina di montagna all’altra. La “montaigne”....Ci andavo spesso in moto, a scuola. Credo che la mia immagine di professoressa “ ribelle”, in sella al mio vecchio e imponente bicilindrico, sia stata la migliore eredità visuale che ho lasciato ai miei studenti, insieme ai film che gli ho fatto vedere e ai libri che gli ho fatto leggere. Insegnare è un'arte, e nel mio piccolo potrei affermare di aver dimostrato a me stessa di saperlo fare a modo mio, con un certo risultato. Purtroppo attività come queste non viaggiano sciolte dall'istituzione sotto la quale svolgono o dovrebbero svolgere la loro funzione educativa, e il problema è la scuola. Non dico nessuna novità: la scuola fa schifo. Colpa degli insegnanti? Anche (l'Ignoranza di certi insegnanti...sembra un paradosso, eppure posso dire di averla sperimentata di persona. Come il contrario, beninteso). Più spesso l'Ignoranza di certi dirigenti, la tracotanza di chi ha in mano un piccolo potere e ne abusa. Ho sperimentato anche questo. E infine, l'Ignoranza dei genitori. Che sono stati studenti, resi ignoranti da altri professori, dirigenti, genitori, ecc. E la storia continua. L'utopia di migliorare le cose con le nostre forze resta, appunto, un'utopia, e seppure sia sempre meglio avercela, alla lunga si trasforma nella frustrazione di una maggioranza che si sfoga manifestando in piazza e poi torna a piegare la testa sulla cattedra.
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Foto: Nathalie Krag |
Ero già un bel po’ frustrata da quella scelta di vita cui mi avevano spinto le circostanze di allora nonché la Facoltà di Lettere e nel mio caso, la poca collaborazione dei miei insegnanti di Storia del Cinema. O forse, non lo nego, la mia poca capacità di districarmi nel mondo universitario per accedere ai dottorati di ricerca.
Poi. Il poi si è risolto in un anno: ho conosciuto il mio attuale compagno in Spagna, grazie alla moto. E l'anno dopo ho mollato l'insegnamento.
Nel 2004 avevo già ultimato la bozza del mio saggio sul valore simbolico della motocicletta nel cinema, così chiesi di poter collaborare con una rivista di moto d’epoca, a Madrid, scrivendo su quell’argomento. Il direttore accettò, e da allora diventai...giornalista? L’Imbecillità dei titoli non finirà mai di stupirmi; comunque, sì, diventai giornalista, scrivendo prima di cultura connessa alla moto, e poi, esauriti gli argomenti cinematografici, di personaggi ed eventi connessi a quel mondo, sculture su due ruote, viaggi, musei, ecc. Guadagno indubbiamente meno di prima, ma sono libera. I giornalisti? Non ne conosco, personalmente, il mio è un settore specifico e minore. Quei pochi delle altre riviste che incontro occasionalmente ai raduni o alle fiere internazionali, posso dire che non sono troppo più interessanti né più nobili della categoria degli Insegnanti che ho conosciuto. A parte qualche eccezione, tirare a campare è la loro logica predominante, e di squali che giocano a rubarsi il lavoro ce n'è quanti se ne vuole. Chiaro: qui in Italia ci pagano una miseria.
L’Indignazione verso il mondo della scuola però, aveva trovato intanto un suo modo di esprimersi: le avevo dato le spalle; l’Incomprensione verso colleghi e genitori che accettavano quelle regole, quei programmi di studio assurdi, quell’Ignoranza che dilagava proprio nel posto dove meno avrebbe dovuto incontrarsi, finalmente potevo osservarla a una distanza che non mi faceva più così male.
L’Impazienza caratteriale, infine, mi portava a varcare altre porte. Verso altri orizzonti, e nuove mete.